Gli abusi sessuali da parte dell'esercito dello Sri Lanka diventano routine nel Nord-Est.

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Gli abusi sessuali e gli stupri sulle ex-soldatesse LTTE, da parte dell'esercito dello Sri Lanka rimane un fenomeno dilagante nel Nord-Est dell'isola. Questi episodi sono raccontati dalle vittime e dagli operatori sanitari al quotidiano online Tamilnet.
Le vittime hanno raccontato, come gli stupri e gli abusi sessuali fossero di routine nei campi di detenzione dove la popolazione tamil è stata ammassata in seguito al massacro del Mullivaikal nel 2009.
Gli abusi non sono cessati, e le donne rivelano che tali attacchi sono diventati regolari, e avvengono ogni tal volta che vengono "convocate" dai soldati dello Sri Lanka per essere "interrogate".
Descrivendo il suo terribile calvario, Pallavi, una ex-combattente, ha raccontato come sia gli ufficiali di basso e sia quelli di alto rango, abbiano abusato di lei quando fu convocata in un campo locale.

"È palese che provano piacere dalle nostre sofferenze."

Un'altra ex-combattente ha testimoniato di come, dopo 3 ore di interrogatorio in un campo militare è stata drogata, e di aver riscoperto al suo risveglio di essere stata violentata.                    

"Non ho potuto fare nulla. Sono uscita da quell'interrogatorio, piangendo."

Molte donne sono in stato di gravidanza in seguito, cosa che porta a molte di loro cercare rischiosi aborti illegali, come una donna ha rivelato.

"Non mi piace vivere qui. Potrei vivere in pace se vado altrove. In caso contrario, non ho altra scelta che suicidarmi con tutta la mia famiglia."

Il suicidio, come l'abuso sessuale, ha afflitto la popolazione nel nord-est. Un medico ha dichiarato come siano diventati frequenti i casi di tentato suicidio da parte delle donne tamil. Deglutire lamette da barba, impiccarsi e darsi fuoco sono le vie che alcune di queste donne hanno scelto per togliersi la vita.


Subhodini Sivalingam (foto sopra) ha scelto di darsi a fuoco piuttosto che vivere nell'incubo degli abusi sessuali dei soldati dello Sri Lanka. Si è immolata nella sua casa a Polikaandi, Jaffna, a 32 anni dopo averne passati 15 a combattere per la propria libertà nelle file dell'LTTE.
Lo stesso dottore, disperato da questi episodi, riferisce a Tamilnet,

"Non so proprio cosa fare...Non c'è un sistema internazionale per proteggerli all'interno dell'isola o che almeno li accolga come rifugiati all'estero."

Un'altra ex-combattente che è sopravvissuta al recente tentato suicidio, in seguito allo stupro subito da parte dei soldati governativi dice,

"Mi sento come combattere di nuovo. Se avessi un pistola ucciderei molti di loro prima di perdere la mia vita."