Giornata mondiale dei Diritti Umani

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Oggi è la giornata mondiale dei Diritti Umani. Giorno in cui si celebra la proclamazione, avvenuta 66 anni fa, della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani da parte delle Nazioni Unite.
Sin dall’indipendenza dell’isola dello  Sri Lanka, avvenuta nello stesso anno della Dichiarazione Universale, il popolo tamil ha subito una politica discriminatoria da parte dei vari governi cingalesi che si sono succeduti sino ad oggi. Dopo tre decenni di proteste pacifiche basate sulla non violenza e sul sistema di lotta del Sathyagraha intraprese dalla società civile, dagli studenti e dai politici tamil represse con la violenza e con la distruzione dei beni appartenenti ai tamil, essi iniziarono nel 1983 una resistenza armata guidata dalle LTTE (Liberation Tigers of Tamil Eelam) per difendere i propri diritti e la propria identità di popolo. Dopo circa 30 anni di conflitto armato e i  diversi tentativi di processi di pace falliti, nel 2002 attraverso la mediazione norvegese fu firmato un Accordo di Cessate il Fuoco (CFA) tra il governo dello Sri Lanka e le tigri tamil. Fu in questo arco di tempo che nelle zone del nord est controllate dai tamil si costituì uno stato di fatto (De Facto State) con una propria amministrazione civile, penale e militare.  Per l’ennesima volta il Governo dello Sri Lanka rifiuta di collaborare per una soluzione pacifica al conflitto e riprende le ostilità abrogando unilateralmente il Cessate il Fuoco nel 2006.
Oltre all’offensiva militare nei territori tamil, avvenivano omicidi mirati ai difensori dei diritti umani e giornalisti, tra i quali ricordiamo nell’aprile 2008 l’assassinio reverendo Padre Karunaratnam, presidente del Segretariato per i diritti umani del Nord‐est (NESoHR).
 
La fase finale del conflitto è caratterizzata da numerose violazioni delle convenzioni internazionali, agevolato anche dall’evacuazione dalle aree Tamil degli osservatori e di tutte le ONG delle Nazione Unite nel settembre 2008, che ha lasciato il campo di guerra privo di testimoni internazionali in grado di monitorare la situazione umanitaria della popolazione civile. L’allora responsabile delle Nazioni Unite in Sri Lanka, Gordon Weiss, ha dichiarato in un’intervista rilasciata a Channel 4, che il governo dello Sri Lanka abbia intenzionalmente fatto evacuare gli osservatori internazionali dalle zone Tamil in modo da poter compiere un vero e proprio massacro.
Bombardamenti in zone civili, uso di armi non convenzionali quali bombe a grappolo e al fosforo, rapimenti, torture, abusi sessuali, esecuzioni extra-giudiziarie caratterizzarono questa fase finale del conflitto. Tutto questo è documentato nei filmati ripresi dai soldati dell’esercito dello Sri Lanka.
Circa 300 000 civili tamil, sopravvissuti alla guerra, furono rinchiusi in campi di concentramento. La popolazione civile dovette vivere tra gli abusi sessuali, torture, scarse condizioni igieniche e mancanza di medicinali ed alimenti. L’edizione del 10 Luglio 2009 del giornale “The Times” (10-07-2009) riporta che in quel periodo morirono circa 1400 per settimana a causa delle condizioni disumane dei campi di internamento.
L’allora segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon ha riferito riguardo i campi di internamento: "tra tutti i luoghi del genere che ho visitato, le scene peggiori le ho viste qui”.
Il vescovo di Mannar, Rajappu Joseph dichiara che secondo i dati governativi 146 679 persone risultano scomparse negli ultimi mesi di guerra. Molti dei combattenti che si sono consegnati alle forze armate dello Sri Lanka risultano scomparsi nel nulla ed il Governo ha imposto una censura sull’argomento. Inoltre il vescovo denuncia un genocidio strutturale della nazione Eelam Tamil da parte del governo dello Sri Lanka.
 
Infatti nonostante il conflitto armato sia finito da più di 5 anni la situazione dei tamil nel nord-est non è migliorata.
 
Situazione post-conflitto:
 
- Militarizzazione del nord-est
17 divisioni su 20 dell’esercito dello Sri Lanka sono stazionate nel nord-est dell’isola. L’esercito sequestra ampie zone di terreno alla popolazione civile tamil per accampamenti militari e non solo. Infatti l’esercito dopo la fine del conflitto è impegnato anche nel gestire attività commerciali danneggiando l’economia locale tamil. La presenza di questi accampamenti ha aumentato gli episodi di abusi sessuali, stupri delle donne eelam tamil da parte dei soldati.
Dopo la recente visita di Rajapakse nel nord, il 22 novembre 2014, 47 donne eelam tamil sono state fermate dall’esercito nella città di Mullaitivu. Le donne furono trasferite nel campo di Mihintale dove hanno subito stupri e molestie sessuali.
Oltre agli abusi sessuali i militari gestiscono lo spaccio di sostanze stupefacenti tra le scuole ed i giovani tamil.  L’esercito è presente in modo oppressivo nella vita quotidiana della popolazione civile. L’85% delle forze armate dell’esercito dello Sri Lanka sono dispiegate nel nord-est, su un territorio che è meno del 30% della superficie dell’isola. Nel distretto di Vavuniya il rapporto è addirittura di un soldato ogni tre civili.
 
 
- Appropriazione delle terre
Dalla fine del conflitto avvengono sistematiche appropriazioni dei terreni tamil da parte del governo. Numerose famiglie tamil (IDP) non riescono più a far ritorno alle proprie abitazioni in quanto occupate dall’esercito o da neo-coloni cingalesi. Inoltre numerosi terreni sono stati confiscati dallo stato per l’apertura di templi buddhisti. Come denunciato dai politici e dagli attivisti umanitari, il governo dello Sri Lanka sta effettuando un cambiamento demografico (ethnic re-engineering) nelle aree tamil, rendendo quest’ultimi minoranza nella propria patria.
 
- Censura
Il governo ha imposto un silenzio totale a coloro che denunciano i crimini avvenuti e che avvengono, una censura violenta che colpisce gli organi di stampa, attivisti umanitari ed i singoli cittadini, togliendo a loro la possibilità anche solo di manifestare pacificamente. Il TID (Terrorist Investigation Department) sparge il terrore tra la popolazione civile con detenzioni senza capi d’accusa, torture e minacce continue.
Jeyakumari e la sua figlia tredicenne Vipooshika sono state in prima linea nelle manifestazioni per denunciare le sparizioni dei propri cari durante il CHOGM  e la visita di del primo ministro britannico nel nord. Nel marzo 2014 Jeyakumari e sua figlia sono state arrestate dal TID, e la madre è stata rinchiusa nel carcere di Boosa senza nessun capo d’accusa. A nove mesi di distanza non è ancora possibile incontrarla o sapere le motivazioni dell’arresto.
Gli studenti universitari subiscono regolari attacchi da parte delle forze governative, in particolare la presenza dei militari nelle università aumenta esponenzialmente durante le giornate di commemorazioni delle vittime del conflitto.
 
Le conseguenze di questa censura non sono circoscritte solo all’interno dell’isola ma vengono imposte anche all’estero; infatti il governo ha bandito più di 400 persone e le organizzazioni rappresentative della diaspora tamil.
 
- Fosse comuni
Nel gennaio 2014 durante degli scavi nel distretto di Mannar, fu scoperta una fossa comune con più di 80 scheletri. Il sito di scavo si ritrova nelle vicinanze di un campo militare dell’esercito dello Sri Lanka.
Nel settembre 2014 altri scheletri umani furono ritrovati a Velanai nel distretto di Jaffna, il che fa presumere la presenza di una fossa comune. Il governo non ha voluto proseguire gli scavi.
Ricordiamo che anche le fosse comuni scoperte nel 1998 a Chemmani (si stimano circa 300-400 scheletri) e nel 199 nella città di Jaffna (25 corpi riesumati) si trovavano  nelle vicinanze di campi dell’esercito dello Sri Lanka. Le indagini di tutti questi casi furono interrotte dai vari governi.
 
Una delle fonti più autorevoli a sostegno della causa tamil è stata la sentenza emessa dal Tribunale Permanente dei Popoli - TPP nella sessione di Brema tenutasi nel dicembre 2013. Il Tribunale, composto da una giuria di esperti in materia giuridica a livello internazionale,  ha riconosciuto, l’esistenza di un vero e proprio processo genocida con la responsabilità diretta del Governo dello Sri Lanka e con la complicità esplicita degli Stati Uniti e della Gran Bretagna.
 
Nel marzo 2014, il consiglio dei Diritti Umani dell’ONU ha richiesto all’OHCHR (Office of the High Commisione of the Human Rights) una commissione di inchiesta sullo Sri Lanka. L’inchiesta si focalizza sui crimini avvenuti nel periodo che va dal 2002 al 2011.
In Sri Lanka, il TID ha arrestato i civili che distribuivano o erano in possesso dei moduli di denuncia da mandare all’OISL (OHCHR Investigation in Sri Lanka). Secondo informazioni da Colombo, Tamilnet riporta che le email mandate dall’isola per l’OISL sono state tutte intercettate dall’intelligence dello Sri Lanka.
Il governo Rajapaksa ha rifiutato qualsiasi tipo di indagine internazionale sui crimini commessi. Una presa di posizione che non differisce dall’opposizione al governo.
Il candidato d’opposizione alle presidenziali, Maithripala Srisena ha dichiarato in una recente intervista:
 
“Non lascerò che il presidente Rajapaksa, membri della sua famiglia o delle nostre forze armate sia giudicato davanti ad un tribunale di guerra internazionale”.
 
Sia l’opposizione che il governo in carica cercano di forzare un immagine di riconciliazione e pace, cercando di nascondere i crimini ed il genocidio in corso. Entrambi i candidati rappresentano le due facce della stessa moneta che è la struttura statale dello Sri Lanka, che indifferentemente dai partiti al governo, continua inesorabilmente il genocidio strutturale dei tamil.
Nonostante siano dunque trascorsi più di 5 anni dalla fine del conflitto armato e 66 anni dalla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, la nazione eelam tamil continua a vivere in una situazione in cui i loro diritti umani sono negati e strappati dallo stato dello Sri Lanka, nella speranza che un giorno i diritti che per ora sono solo inchiostro su carta possano diventare realtà.